Il discorso di Li’lh Dghu

Autori: Cicos

Realizzato il: 2009-03-26

In quei tempi L’ls Nef Hamth, che significa Ombra sulla Terra[1], vedendo che molto si parlava di lui, decise di mandare suo figlio Li’lh Dghu, che vuol dire Calma della Notte[2], presso il popolo.

Li’lh Dghu era sapiente, conosceva i Testi a memoria e non temeva confronto coi dottori delle scritture.

Era il periodo del raccolto delle messi[3] e Li’lh Dghu camminava lungo un sentiero che fiancheggiava un campo e vide che dall’altra parte dello stesso campo, dove cominciava un piccolo pendio, i raccoglitori s’erano ammassati attorno ad un uomo.

Curioso[4] e stupito si avvicinò e così poté notare che il gruppo di persone stava ascoltando un uomo solo, che si era posto nel punto più alto del pendio per farsi meglio udire. Lo riconobbe subito, era infatti Yešu’, che significa Dio Salva[5], sotto ad un albero.

Stette ad ascoltarlo per un poco e poi lo interruppe dicendo “Rabbì, quello che dici è vero, ma dimentichi che quello che tu insegni manca dell’altra parte.”. Yešu’ lo guardò, lo riconobbe a sua volta e lo ammonì “Se sei qui per dire menzogne, allora vattene perché anche le nubi più scure che coprono il cielo sono destinate a soccombere di fronte alla forza del vento della parola!”.

“Tu parli di me come di una nube scura – continuò Li’lh Dghu – ma nel dirlo tu stesso fremi e temi ciò che io so e che sto per dire!” e si portò vicino a Yešu[…][6]’.

“Tu parli da solo e questi poveri raccoglitori di grano non osano contraddirti, ma lo farò io, che so ciò che tu non vuoi venga sentito e se nelle mie parole troverai menzogne, allora le tue ne saranno esaltate, ma se ciò non troverai, saranno i miei discorsi ad essere ricordati”.

Yešu’ lo guardò e disse “Parla, dunque, ma il Padre Mio non rimarrà indifferente e ciò è già scritto!” “Non chiedo se non di parlare, come fai tu da qualche tempo. Se tale possibilità ti fosse stata negata, ora saresti a casa, tra polvere e tarli!”

Li’lh Dghu pronunciò quindi il suo discorso.

“Tu parli di nubi, di luce e del regno che verrà, ma io dico che dopo una giornata sotto il sole a sudare per poche misure di grano, anche l’operaio si concede un periodo di riposo all’ombra; cerca riparo sotto i rami di un albero, si nasconde dal sole e ne rifugge i raggi. Ecco che se ci fosse solo sole tutto sarebbe deserto ed aridità.

Continuo.

Tu predichi di fare del bene, di vivere onestamente, ma non hai mai pensato a ciò che sarebbe se tutto il mondo seguisse le tue regole? Tu ed io non saremmo qui a parlare ed il padre tuo non avrebbe motivo di essere pregato perché l’onesto invoca dio di fronte al male, ma poi se ne dimentica con facilità! Siamo come le due figure di una moneta[7] ed esistiamo perché coesistiamo. Per mio padre non v’è maggiore soddisfazione d’un onesto che commette malvagità e per il padre tuo grande contentezza quando un improbo si redime. Ecco il cambiamento e l’eterno girare della moneta sopra il tavolo che alternativamente mostra i due volti”.

Così concluse.

Si guardò attorno e non v’era rimasto nessuno all’infuori di Yešu’; le povere genti erano già tornate ai campi.

Li’lh Dghu si allontanò ripercorrendo la strada in mezzo ai campi sotto un sole che coceva le membra; Yešu’ si inginocchiò a pregare, sotto l’albero, dal quale aveva iniziato il suo discorso poi interrotto, all’ombra.



[1] Letteralmente צל על פני האדמה.

[2] Letteralmente לילה רגוע.

[3] Quasi certamente nel mese di giugno.

[4] La curiosità rivela l’indole insana dell’uomo.

[5] Letteralmente יהושע.

[6] Il brano originale, rovinato sul tale punto, testualmente dice ניגש אותו בירך אותו עם חיבוק lo avvicinò e lo salutò con un abbraccio, ma ciò concordemente non corrisponde agli usi del tempo ed è stato omesso.

[7] Si tratta di un denario insolito, raffigurante due teste su entrambi i lati. Il riferimento ad un errore di conio è possibile e d’altra parte non si può escludere che l’espressione usata sia voluta ai fini della metafora.