Imbalsamatori di tori

Autori: Chard

Realizzato il: 2007-12-15

A Madrid, vicino a Plaza de Toros, c’è un posto molto particolare. Pochi sono a conoscenza della sua esistenza, ma nemmeno ne avrebbero motivo, visto che non ha nessuna attrattività turistica.

Si tratta di un vecchio macello dove fino a vent’anni fa venivano fatti a pezzi  i tori uccisi durante le corride. Recentemente il posto ha riaperto, gestito da due simpatici ragazzetti sulla trentina, Pablo e Salvador. L’attività che svolge ora questo posto non è più di macellazione di carni taurine, bensì vi si pratica un arte molto più raffinata: l’imbalsamazione.

Pablo infatti è un esperto imbalsamatore con almeno un decennio di esperienza nel settore, lavorando perlopiù con piccoli animali domestici e con trofei di caccia.

Salvador invece, di qualche anno più giovane di Pablo, era un apprendista che stava imparando il lavoro.

Con questo negozio, aperto insieme nella capitale spagnola, i due giovani si erano inventati una nuova professione: imbalsamatori di tori.

Il loro era infatti un centro specializzato esclusivamente nell’imbalsamazione dei tori che arrivavano direttamente stecchiti dalle corride quotidiane.

Ovviamente la percentuale di tori che finivano imbalsamati era molto bassa rispetto al numero di tori che venivano uccisi ogni giorno. Questo particolare trattamento infatti era riservato solo ai tori famosi. Si trattava di tori che avevano preso parte a molte corride uscendone vincitori, oppure di esemplari di rara bellezza.

Se credete che si tratti di un lavoro facile, dovrete ricredervi. Pensate solo a come viene ridotto il toro dai picadores, per capire la difficoltà e l’alto grado di specializzazione che il lavoro richiede. Oltre alla massa di carni da asportare e rimpiazzare, vi è anche il lato estetico, particolarmente complicato da curare.

Torniamo ai due giovani. Per loro le cose andavano piuttosto bene, di certo il lavoro non mancava e la retribuzione era molto buona. D’altra parte,chi ha posto in casa per tenersi un toro imbalsamato, deve anche avere i soldi per pagarlo.

Ma veniamo al fatto che ci interessa e che segnò per sempre la vita di Pablo e Salvador.

Un giorno portarono al negozio un esemplare particolarmente bello e possente. Veniva direttamente dalla Plaza de Toros e il corpo era ancora caldo. Lo scaricarono dal carretto che perdeva sangue dalle varie ferite sulla schiena, dal collo e dal ventre, da dove gli avevano tagliato le pelotas. Anche se era immobile e inoffensivo, incuteva rispetto e timore. Anche se Pablo e Salvador erano abituati ormai a vedere così da vicino quei bestioni, faceva sempre effetto dover infilare le mani dentro ad uno così grosso.

Ma l’animale era pur sempre morto e quindi non c’era nulla da temere.

Lo portarono nella stanza principale, dove si compivano le operazioni più grossolane.

Gi uomini che avevano portato il toro se ne andarono e lasciarono i due giovani al loro lavoro.

Pablo e Salvador lavoravano sempre in coppia. C’è chi dice che in coppia facessero molto più che lavorare, ma questo non ci interessa.

Salvador prese l’affilatissimo macete col quale doveva aprire in due il ventre dell’animale. Prima di vibrare il primo colpo, guardò il toro negli occhi. Erano aperti e annebbiati, ma gli davano lo stesso una parvenza di vita. Per un attimo gli sembrò perfino che il toro fosse vivo.

Salvador era un tipo metodico e preciso, prima di colpire il toro, tracciò con un gessetto una linea seguendo la quale, il ventre andava aperto. Lo fece anche per impressionare il suo mentore, che lo stava osservando e del quale l’opinione, per lui contava moltissimo.

Mentre stava tracciando il segno sentì la carcassa sussultare, subito pensò ad un po’ di auto-suggestione, per la tensione che aveva addosso, ma pi dovette ricredersi.

In pochi istanti non solo il toro si mosse, ma si rimise addirittura in piedi sulle quattro zampe.

Salvador fece un balzo all’indietro e lasciò cadere il macete, raggiungendo all’altro lato della stanza l’amico Pablo.

I due erano entrambi atterriti dalla paura, e rimanevano immobili al muro.

Il toro soffiava forte dalle narici, gli occhi iniettati di sangue e gli zoccoli in movimento costante. Stava scrutando la stanza in cerca di qualcosa in movimento. Si trovava esattamente tra Pablo e Salvador, e la porta d’uscita. In questo modo i due ragazzi erano bloccati.

Si può dire che il toro fosse parecchio incazzato,e come dargli torto, si era appena svegliato tutto bucherellato e soprattutto senza pelotas.

Ve lo immaginate lì che sbuffa e pensa:

“Come faccio a tornare a casa senza pelotas? E poi a mia moglie chi la sente?”

Ad ogni modo, era ben intenzionato a vendicarsi del barbaro trattamento subito, e nel suo mirino rientravano perfettamente Pablo e Salvador.

Caricò.

Si diresse verso Pablo, che per fortuna o per merito, riuscì a schivare l’incornata diretta, prendendo solo una gran botta all’anca.

Nel frattempo Salvador si era riscosso dal torpore vedendo il toro avvicinarsi. L’adrenalina entrata in circolo velocemente, gli consentì di rotolare di lato verso il banco degli arnesi.

Afferrò la sega elettrica mentre l’amico era chiuso all’angolo dal possente animale. Prese il coraggio a due mani, sapendo perfettamente di avere a disposizione un solo colpo e nessuna possibilità di fallire.

Fu un istante.

Poco dopo, a terra vicino all’amico dolorante, c’era la testa insanguinata dell’enorme bovino.

I due l’avevano scampata per un pelo; tragedia sfiorata.

Pablo se la cavò con due mesi di sedia a rotelle e riprese poi a camminare.

A Salvador andò meglio, visto che rimediò solo una gran paura.

Non si scoprì mai perché il toro fosse ancora vivo.

Da allora nell’insegna fuori dal negozio si può leggere:

“Imbalsamatori di tori… morti!!!”