L'autodidatta

Autori: Chard

Realizzato il: 2009-06-01

Dopo che ebbi scritto “L’istante di consapevolezza” lo feci leggere a Keko per avere il suo parere, come d’abitudine.
Mi rispose altrettanto abitudinariamente, con un consiglio di lettura: “Coso, leggiti La Nausea di Sartre, la pensate allo stesso modo… almeno per quanto riguarda la consapevolezza.”.
Spesso ignoravo quei suggerimenti, per mancanza di tempo o di voglia, ma quella volta, non avendo altre letture iniziate, decisi di dargli ascolto. Dopo che presi in prestito il libro dalla biblioteca, cominciai a leggerlo quasi subito. La modalità con cui mi approcciai a questa lettura fu particolare e per questo degna di essere riportata.
Appena cominciai a leggere, trovai lo stile molto pesante, anche se interessante per argomento, il libro poteva tranquillamente passare inosservato. Questo fu il mio primo pensiero. In mezzo alle riflessioni di cui il libro è pieno, mi colpì soltanto il personaggio dell’Autodidatta. Spiccava infatti nella confusione delle visioni deliranti e degli incontri che il protagonista narrava, questa figura ordinata e metodica. Si trattava di un individuo incontrato dal protagonista durante le sue ore di scrittura in biblioteca. Con incontri casuali e ripetuti si riescono ad avere maggiori informazioni su questo personaggio, fino a giungere alla rivelazione che lo rese ai miei occhi del tutto affascinante: l’autodidatta si reca tutti i giorni alla biblioteca oramai da sette anni, istruendosi per proprio conto, in ordine alfabetico. Era partito sette anni prima dalla A ed era giunto in quel momento alla K, in modo sistematico, senza saltare nessun volume, delle migliaia ospitati dagli scaffali della biblioteca.
Questa figura ha fatto sorgere in me, come nel protagonista del romanzo, ammirazione e riflessioni. Ammirazione mista ad invidia, perché mi sarebbe sempre piaciuto avere una così forte motivazione verso l’istruzione, e mi sarebbe sempre piaciuto poter affermare di essere uno studioso. Tale abnegazione era ancora più ammirevole se si pensava che lo stava facendo per proprio conto, per la propria crescita cultuale. Ben presto nella storia si capisce che l’Autodidatta è interessato a qualsiasi forma di sapere e cerca in ogni modo di appagare la sua sete di conoscenza. Una figura decisamente forte, che fa passare in secondo piano quella del protagonista, troppo preso con la sua nausea, e anzi me lo fa anche odiare, per il distacco, sicuramente di natura invidiosa, con cui si rapporta a questo personaggio.
A questo punto però, senza un motivo particolare, come mi accade spesso, interruppi la lettura per alcune settimane. Tenni il libro in borsa per tutto questo periodo e spesso fui mosso dal desiderio di leggere, ma per motivi vari non lo feci. La figura dell’Autodidatta però mi tornava spesso alla mente, suscitando sempre sentimenti di ammirazione.
Finalmente un giorno mi rimisi a leggere con l’unico desiderio di veder narrate le vicende del mio preferito, sperando fosse ancora presente negli incontri del protagonista. Avevo però un brutto presagio, quasi che quella pausa nella lettura ne fosse la manifestazione inconscia. Temevo infatti, dall’atteggiamento prima di distacco e poi di disprezzo che il protagonista del romanzo e attraverso di lui Sarte stesso, provava per l’Autodidatta, che la vicenda non sarebbe affatto finita bene.
Le mie paure trovarono ben presto fondamento con il proseguo della storia, anche se non per il motivo che mi ero immaginato, il mio prediletto passò dall’essere modello di comportamento ad essere l’anti-eroe per eccellenza. Sartre infatti scelse di dare il colpo di grazia a questo personaggio, non attraverso l’agire del protagonista, come io avevo pensato, ma di farlo di mano propria attraverso la narrazione.
Il protagonista, un giorno alla biblioteca vide due giovani che gli sembrò stessero architettando uno scherzo ai danni dell’Autodidatta. A causa del suo sentimento di invidia, scelse di non intervenire per fermarli e così scoprì la vera natura dell’Autodidatta stesso. Non si trattava, infatti, di uno scherzo, che avrebbe reso ancora migliore la figura del malcapitato, aggiungendovi l’alone di eroismo e martirio, ma si trattava bensì dei preparativi veruna transazione di tipo sessuale, che si consumò poco dopo sotto gli occhi di tutti. In questo modo l’Autodidatta, fino a poco prima personaggio da me amato, rivelandosi omosessuale e pedofilo, perse di colpo ogni positività di sentire.
Giunsi alla fine del romanzo ormai per inerzia, senza la speranza di una conclusione degna. Mi resi conto tirando le somme, della pochezza dello scritto e dell’inconsistenza del tema principale del romanzo e cioè quella nausea, quel male di vivere che affligge il protagonista.
Mi pentii di aver finito la lettura e mi arrabbiai con l’autore per aver rovinato in tal modo il protagonista morale della sua opera, così ben caratterizzato. Avrei voluto scrivere io di un tale personaggio e forse l’avrei trattato diversamente. Ma forse se non fosse andata in questo modo, non sarei qui a scriverne e a parlarvi della mia indignazione.
Si faccia finta che La Nausea sia un romanzo di sole 200 pagine e che le ultime 40 non siano mai state scritte. Allora chiunque lo leggerà proverà per l’Autodidatta soltanto ammirazione e si ricorderà di questa figura, prendendone esempio nel suo percorso formativo.

Comments

L'autodidatta è quella

L'autodidatta è quella persona incapace di prendere una decisione e incapace di classificare i proprio interessi. L'autodidatta non è interessato a conoscere, semplicemente vorrebbe per sè il ruolo di colto. Il personaggio di un libro non è come tu decidi che sia, è una creatura dell'autore, perciò di che t'impicci? Se vuoi un esempio da imitare inventatelo, scrivi una tua storia,,,anche se, visto "l'istante di consapevolezza" ben mi guarderei dall'incoraggiarti a farlo,,,al mondo ci sono già troppi scaffali straripanti di opere mediocri e tra queste certamente non trova spazio La Nausea. Sartre non ha rovinato la sua opera rovinandoti il TUO autodidatta e se La Nausea ti sembra poca, forse allora l'inconsistenza non sta tanto nel tema principale,,,quanto nella tua testa. Lungi da me poi la vuota critica, la mia intenzione non è quella di offendere, ma di farti notare che se leggi per allungare la tua lista di personaggi positivi forse dovresti darti alle fiabe: non troppo lunghe, non troppo impegnative e ricche di queste creature. Quanto a Sartre non credo di doverti ricordare che era più un filosofo che un favolista.

Hihi

Sghignazzo e ridacchio sotto i baffi leggendo il commento. O Frollo, si clemente con poveri parolieri in erba! A parte tutto mi permetto di esprimere un parere su un aspetto generale, che prende solo spunto da questo fatto. Trovo che la scrittura "impegnata" sia da evitare se fine a se stessa. Non so spiegarmi con le stesse vostre proposizioni così ricche di filosofia (materia infatti che non padroneggio per nulla, tranne che in un singolo e misero ambito) e per una sorta di deformazione professionale, che un po' alla volta sta avanzando dentro di me, le uniche frasi che scriverei di getto sarebbero ricolme di "qualora anziché ex coartato controparte de plano non si può convenire se non"; vi chiedo quindi solo di cogliere ciò che voglio dirvi. I racconti che ho scritto ne sono forse l'esempio migliore. Sono delle pure stronzate scritte adottando diversi stili, prefiggendomi come scopo la pura e semplice volontà di scrivere per vedere l'effetto che fa alla gente leggere idiozie. L'effetto sorpresa è una cosa che mi soddisfa molto. Detto questo mi rendo conto di aver scritto una serie di controsensi illimitata e ancora una volta non mi sono smentito! Il genere stronzata mi riesce benissimo!