L'istante di consapevolezza

Autori: Chard

Realizzato il: 2008-12-05

Mi trovo lungo l’Highway 49, una strada diritta in mezzo al nulla, come ce ne sono tante. La macchina mi ha appena lasciato a piedi e mi sta lasciando a piedi anche la speranza che di qui passerà qualcuno. 

Tutte le volte che ho visto capitare una cosa del genere nei film in televisione, mi sono detto che io mai e poi mai mi sarei avventurato in un ambiente così ostile rischiando che, non essendo un film, alla fine non passi qualcuno in extremis a salvarmi. Decisamente ero più un tipo abitudinario e ci tenevo alle mie comodità. In ogni caso non avrei saputo come comportarmi in una situazione del genere, e ora che mi ci trovavo davvero, non lo sapevo ancora.

Il motivo per il quale avevo contravvenuto alla mia convinzione che non mi sarei mai spinto fin lì, è che quella strada la dovevo per forza percorrere, quel giorno. Dovevo arrivare a XXX e dovevo farlo in fretta. L’unica strada che soddisfaceva entrambe le caratteristiche era proprio la tanto odiata 66. Non avevo scelta e quindi la imboccai con un presentimento di morte che imputavo a quei film ansiogeni che avevo visto alla televisione. Per ogni evenienza mi ero portato la mia pistola, nel caso in cui avessi dovuto difendermi da qualche animale, fosse esso bestia o uomo.

La mia macchina ha sempre avuto un buon senso dell’umorismo, e non si smentì abbandonandomi proprio al centro del nulla, ad una distanza proibitiva dalla precedente stazione di servizio e ad una distanza altrettanto improponibile dal successivo centro abitato.

Ero fuori della macchina che mi guardavo attorno sperando di intravedere un puntino luminoso in lontananza. Il sole era a picco e non lasciava scampo né fuori dall’auto, né dentro.

Seduto davanti alla tv mi ero sempre chiesto, insultandolo, perché nei film il protagonista malcapitato trovandosi in quella situazione si metteva sempre a camminare, magari nella speranza di raggiungere a piedi un posto utile più avanti. Trovandomici però lo feci anche io, e non so spiegare il perché, probabilmente perché l’unica esperienza precedente a cui potevo fare riferimento per ricavare delle norme di comportamento, l’avevo vista in quei maledetti film. A differenza di quegli sventurati protagonisti però io mi ero portato una borraccia d’acqua per precauzione, ma mi resi presto conto che un misero litro d’acqua poteva durare ben poco.

Dopo un paio d’ore di cammino mi ero allontanato gran poco dall’auto, o almeno così mi sembrava, perché ancora la vedevo in lontananza. Con me avevo soltanto la borraccia, la pistola e qualche soldo, per pagare i soccorsi.

Le ore continuavano a passare e vedevo il sole che si muoveva appena dalla sua posizione e scaldava più che mai, l’acqua era quasi finita e la mia lucidità se ne stava andando. Non ho mai avuto un fisico atletico e allenato. D’inverno al primo colpo d’aria mi prendo l’influenza e d’estate appena resto un’ora sotto il sole, mi scotto la pelle. Non so descrivere la mia pena nel trovarmi in tale situazione, visto la mia attitudine.

Quando l’acqua fu terminata per davvero, la coscienza cominciò ad abbandonarmi assieme alle forze e mi misi a vagare coi pensieri. 

Deve arrivare il momento in cui aprirò gli occhi. Deve arrivare per forza. L’evoluzione ci ha portato ad essere ciò che siamo e tutto questo non può andare sprecato. Deve arrivare per forza il momento in cui comincerò a capire qualcosa della vita, di me stesso e a pormi domande a cui non risponderò mai.

Dovevano arrivare per forza le ribellioni dell’adolescenza per farmi capire che mi stavo ribellando a quello che nel giro di pochi anni sarei diventato. Devono esserci per forza degli ideali da seguire ciecamente fino al momento di rendersi conto che con gli occhi chiusi non si vede dove si sta andando.

La consapevolezza è quello che tutte le persone dovrebbero sperare per la propria vita, o almeno così dovrebbe essere, ma non tutti hanno questo desiderio.

Io l’ho desiderata e l’ho cercata, temendola. Sapevo che sarebbe stato un breve istante in cui tutto sarebbe cambiato e mai più stato come prima. Speravo dolo in quel momento di essere abbastanza forte per sostenerlo. Volevo fortemente quel risveglio dal torpore di una vita mediocre, ma sapevo anche che forse l’unica cosa che poi sarebbe cambiata dopo quell’istante sarebbe stata solo la consapevolezza della mia mediocrità. Dopo quell’esperienza avrei saputo che la maggior parte della gente che mi circondava era mediocre, sentendomi migliore di loro, nella mia privilegiata mediocrità.

Ho anche una fottuta paura di quel momento. Provate a dire ad un mediocre che è mediocre e vedrete la reazione che scatenerete nel suo mediocre ego. Messo di fronte alla verità cercherà in voi la conferma di essere migliore di voi in qualsiasi cosa, attaccandovi. In questo modo si sentirà meglio e potrà tornare senza troppi scrupoli alla sua mediocre vita.

Volevo tanto che la consapevolezza arrivasse, proprio per non continuare a stare nella mediocrità, ma avevo paura di non avere la forza di tenere gli occhi aperti una volta che finalmente avessi visto la luce. Indubbiamente non sarà facile, perché gli occhi abituati al buio soffrono e sopportano a fatica la luce, ma forse ne varrà la pena. Ringrazierai i tuoi genitori di averti fatto intelligente.

 

Stavo trascinando i piedi a fatica sull’asfalto bollente, quando le forze mi mancarono d’improvviso e caddi riverso al suolo. Sentivo il fuoco dell’asfalto sulla mia schiena, bruciarmi la camicia e le spalle. A quel punto successe quello che da una vita desideravo. In un istante soltanto, l’istante della consapevolezza, capii che quella giornata era stata di gran lunga la cosa migliore che mi fosse capitata nella mia vita. Non mi ero mai allontanato dal mio paesino e non avevo mai fatto più di 10 km di fila per andare al lavoro. Avevo passato la vita tra la sedia dell’ufficio e la poltrona del salotto, traendo le emozioni dalle cose che vedevo sullo schermo televisivo. In una sola parola, mi resi conto di aver passato una vita mediocre. Avevo completamente ignorato le cose importanti senza nemmeno rendermi conto che esistessero. Ero stato per tutta la vita un recettore passivo e mai un attivo trasmettitore.

Adesso che avevo finalmente aperto gli occhi sulla mia inutilità di fondo, avevo la possibilità di fare qualcosa di buono nella mia vita.

Il momento in cui l’istante di consapevolezza arrivò, non era però dei migliori e di certo non mi trovava nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali, come avrei dovuto essere per affrontarlo in modo degno.

Non ero una persona di tempra forte e in quel momento l’angoscia prevalse. Non riuscii a vedere la possibilità di un futuro migliore, ma vidi solo lo scempio di una vita sprecata. Maledissi il momento in cui avevo deciso di portarmi una pistola nel deserto.

In quell’incoscienza mista a dolore, la estrassi dalla tasca e la rivolsi verso la fonte di tutti quei pensieri dannosi. Avrei potuto come tanta gente, fare finta che quell’istante non fosse mai esistito e continuare la mia vita come se niente fosse. Ma non lo feci e anzi fui molto contento di aver finalmente capito ciò, ma purtroppo nel momento sbagliato.

Alzai il cane della pistola, aprii gli occhi e guardai diritto al sole. Bruciava.