L'ultimo giorno di Jim Morrison

Autori: Chard

Realizzato il: 2007-08-20

Leggendo il titolo avrete pensato: - Ecco, un altro che ci vuole spiegare come è morto Morrison, ma non aveva altro di meglio da fare? –

E invece no. La storia che vi sto per raccontare non parla di Jim Morrison, ma di un ragazzo comune che aveva la sfortuna di assomigliargli in maniera impressionante. Avete presente Jim Morrison nel suo ultimo periodo, quando era passato dall’essere il “Re Lucertola” all’essere un ciccione barbuto? Bene, il nostro amico era proprio così, fisico abbondante, barba incolta e taglio di capelli uguale.

La somiglianza era tale da valergli il sopranome un po’ scontato di “Jim”.

Il nostro Jim viveva in una piccola cittadina di provincia dove era conosciuto da tutti. I problemi per lui iniziavano quando si doveva spostare, fosse per lavoro o per svago. Quando andava in un’altra città, infatti, c’era sempre qualcuno che lo importunava chiedendogli:

“Ma sei proprio tu, Jim Morrison?” oppure
“Jim, allora è vero che non sei morto…”

C’era chi chiedeva l’autografo, chi voleva la foto, e altri che lo criticavano per lo stile di vita (ovviamente lo stile di vita del vero Jim Morrison).

Il nostro amico Jim, a parte la somiglianza fisica, aveva ben poco in comune col suo più famoso sosia. Infatti lui era un tranquillo impiegato che il rock lo conosceva solo attraverso qualche vecchio disco trovato in casa.

Veniamo ora a descrivere l’ultimo giorno di vita di Jim: il come, il dove e il perché… Da un paio di giorni Jim si trovava a New York per lavoro.

Quel mattino uscì dall’albergo piuttosto tardi, poiché aveva la mattinata libera. Si avviò verso il vicino supermarket per prendere qualcosa per il pranzo che avrebbe poi consumato a Central Park. Come al solito la gente per strada lo fermava, ma ormai ci aveva fatto l’abitudine e aveva la risposta pronta:

“No signore, non sono Jim Movvison, so di assomigliavgli, ma ci pensi….ho almeno vent’anno di meno….”

Di solito questa risposta funzionava e la gente, dopo pochi secondi di riflessione, si scusava e se ne andava.

Quel mattino però c’era qualcuno che non era così facile da convincere.
Fuori dalla porta automatica del supermarket, un uomo sulla cinquantina, chiedeva l’elemosina.
Era vestito male e puzzava di alcool.

Si avvicinò a Jim, mentre questi stava entrando.

Con piglio deciso gli disse:

”Sei tu Jim…ma allora sei vivo, non mi hai abbandonato…”

L’uomo era evidentemente e pesantemente ubiaco e a nulla valevano le spiegazioni di Jim.
Per dieci minuti buoni, Jim tentò di farlo ragionare, ma non servì a niente, l’uomo si era convinto di trovarsi di fronte al suo idolo, il dio del rock, Jim Morrison in persona.

“Mi lasci andave, le ho già ripetuto che non sono Jim Movvison…”

A quel punto l’ubriaco ebbe un momento di lucidità e riconobbe il particolare che distingueva l’individuo che aveva di fronte, dal vero Jim Morrison: si accorse che il nostri Jim aveva la “evve moscia”.

Totalmente disilluso e sentendosi preso in giro estrasse la sua pistola e sparò due colpi al torace di Jim, gridando:

“Tu non sei il vero Jim Morrison….”

Il nostro amico cadde a terra e morì dopo pochi minuti. Fece appena in tempo a rispondere:

“Tventatvè tventini entvavono a Tvento, tutti e tventatve tvottevellando…” e poi…
“E’ mezzova che tento di spiegavtelo…”.