La rana senza vomere

Autori: Cicos

Realizzato il: 2009-04-09

C’era una volta una rana. Questa rana era priva del vomere e a causa di questo impedimento non poteva solcare e fendere l’acqua dello stagno come tutte le altre rane.

Scherzata dalle sue anfibie sorelle, lasciò la sua casa e si incamminò in cerca di fortuna e possibilmente di un vomere.

Giunse, dopo molte fatiche fisiche ed intellettuali, ad un nuovo stagno e vedendo che la superficie era solida e non acquosa, restò molto stupita.

Vide un calamaio saggio e gli chiese:

“Tu sei un calamaio dotto, dimmi dunque, perché l’acqua è dura in questo stagno?”

e subito il calamaio rispose:

“Semplice, stolta rana senza vomere, perché questo non è stagno, bensì bronzo!”

Umiliata dalla sua stessa scarsa conoscenza della tavola periodica degli elementi, lasciò quel bronzo e continuò la marcia.

Arrivò ai confini delle paludi, dove iniziavano i campi agricoli e fu sorpresa nel vedere un bifolco che piangea, gemea ed urlava percuotendo i sassi della terra.

“Cosa ti affligge, bifolco?” chiese la rana.

Il bifolco urlando e disperando rispose ad ella:

“Me tapino sventurato! Sono sfortunato e deriso dalla fortuna, son iellato!”

“Ma perché sei iellato?” chiese nuovamente la rana.

 “Accidenti, sono iellato e malcapitato perché ho un problema! Il mio vomere è senza la rana! S’è rotta la rana del vomere! E così non posso proprio solcare il mio fondo agricolè!”

La rana allora, piena di speranza, esclamò:

“Io! Io sono una rana senza vomere! Io posso aiutarti a tracciar solchi! Tu il vomere senza rana ed io rana senza vomere: siamo destinanti ad aiutarci.”

Il bifolco smise di urlare ed asciugandosi le lacrime lasciò il bastone col quale percuoteva i ciottoli e disse:

“No grazie, guarda sta arrivando proprio ora il mio amico villano con un vomere nuovo con la rana nuova! Tu non mi servi!” e la pestò spiaccicandola e percuotendola col bastone.

Il calamaio saggio, che aveva visto tutto l’accaduto, commentò:

“Povera rana senza vomere e senza semenza, avrebbe fatto meglio a stare a casa!”

E pensate, cari lettori, che la storia che avete letto deve ancora accadere e fu scritta proprio da quel saggio calamaio sul bronzo.