QUI QUO QUA erano tre checche

Autori: Keko

Realizzato il: 2007-11-20

finchè mi allacciavo le scarpe, cercando di coordinare le dita in quel labirinto di asole più astruso del solito, pensavo che il mondo poi non era tanto male. solo oggi. ero vivo e mi stavo fissando i piedi. roba da poco direte voi. beh io mi battevo il cinque da solo, qualcuno da qualche altra parte forse manco i piedi c'aveva, o manco gli occhi per fissarseli, o manco s'era svegliato quella mattina. io tutte e tre le cose in una botta sola. mi accontento io. e dallo stereo shades dei deep purple rischiava di abbattere l'intero vicinato se non mi affrettavo a zittirlo. erano le seietrenta della mattina capite, casa da solo, ti servono delle cannonate per scucirti dalle lenzuola. le provi tutte ma solo i profondo porpora o kyuss riescono a vincere la dipendenza onirica, oggi sono gentile quindi purple. con i kyuss statemi alla larga. mi siedo sulla tazza. niente. niente evacuazione del primo mattino, vi rimando a domani per un kandinsky nel cesso. mi buttava proprio bene. con la glicemia in valore interstellare mi sono abituato a caccherellare come un pupo. i polisaccaridi cominciavano a dare i loro frutti, se volete chiamarli così. stomaco vuoto e occhi conditi dal sonno, dal cruscotto il pacchetto sembrava ammiccarmi malizioso. Blu turchese, angoli finemente smussati, trasbordante pigre sigarette. direzione stazione e dall’aroma risorgevano ricordi d’infanzia (mmmmmmmmmm). non smettete di fumare soprattutto se non credete in dio. e me ne fumo un’altra dicendovelo. raccolsi un tipo per strada, lo conoscevo, pascolavamo nelle stesse idee anni fa. “CAZZO CHE DA FUMO SA IN STA MACCHINA, CI FUMI DENTRO?” “NO, E’ L’ARBRE MAGIQUE AL TABACCO, LA MELA VERDE ERA FINITA!" la differenza era una sigaretta. entrambi stavamo facendo la stessa cosa: niente. ma a me riusciva molto meglio. “E’ UN PECCATO CHE TU ABBIA SMESSO DI FUMARE, TI STAI PERDENDO TUTTO” “MA IO NON HO MAI FUMATO IN VITA MIA, FIGURATI!” “E QUESTA TI SEMBRA UNA BUONA SCUSA PER SMETTERE!?” a volte sembriamo tutti uguali, omologati a categorie che dovrebbero farci sentire meglio, cagare meglio, vivere meglio. e li è la fine. punto. un vecchio se ne stava steso su una panchina. l’antitabagista invecchiava ad ogni passo lungo quel binario. lo guardavo allontanarsi e incanutirsi dentro, contavo i suoi passi. Adesso aveva 103, 104, 105 anni. lui era contento capite. è questo che non mi va giu. vi cito na roba. ci sta, ma non vi dico ne il nome ne l’autore. se la conoscete forse arriverete a domani, se trovate il coraggio. mi sono rotto il culo, sapete, a cercare la frase perfetta, la combinazione aurea di lettere e parole che avrebbero dovuto dischiudermi le porte dell’assoluto finchè voi marcivate in piedi nell’alcol sfumacchiando sulla stessa mattonella ogni fine settimana, massacrati in videogiochi, in apologie del niente, scivolando sulle giornate: “lasciamo perdere la merda e occupiamoci della cosiddetta arte. STILE. lo stile è una risposta a tutto. un modo nuovo di affrontare la noia e le cose pericolose. Fare una cosa noiosa con stile è meglio che fare una cosa pericolosa senza stile. fare una cosa pericolosa con stile è quello che io chiamo arte. la corrida può essere un’arte. boxare può essere un’arte. scopare può essere un’arte. aprire una scatola di sardine può essere un’arte. non molti hanno stile. non molti possono mantenere uno stile. ho visto cani che hanno più stile degli uomini. anche se non molti cani hanno stile. i gatti ne hanno in abbondanza. quando hemingway si spiaccicò il cervello con una cannonata, quello è stile. certi tipi ti insegnano lo stile. giovanna d’arco aveva stile, giovanni battista, gesù, socrate, cesare, garcia lorca. in prigione ho incontrato uomini con stile. ho conosciuto più uomini con stile in prigione che fuori di prigione. lo stile è una differenza, una maniera di fare, un modo d essere fatti.” il sole a cavalcioni sulle spalle, seduto su d’un muretto guardavo un negro che pregustava la borsetta d’una vecchia cariatide (o era lei che gli fissava il pacco?). un giorno vi spiegherò la teoria negrocentrica: sul perché noi viviamo e loro VIVONO. ma non ora. dite che me la stia tirando? probabile. almeno su carta mi riesce bene. in word niente è vero e tutto è permesso. anche la stessa forma del testo è fatta apposta per nausearvi, irritarvi. è la dittatura dello scrivere. io scrivo. tu leggi. e non controbatti. sto facendo di tutto per umiliarti, offenderti, per scalfire anche solo una molecola del tuo orgoglio, del tuo ego. si incazzati pure, dammi dell’esaltato, intanto i tuoi occhi rossi si pascono ancora di queste righe. Se hai abbastanza coglioni è il momento buono per interrompere l’agonia. qui e ora.

niente? o siete masochisti o sono rimasti solo quelli a me simpatici. passa di li quello che era un compagno di giochi, di glabre ginocchia sbucciate. “CIAO K……” “ NON MI SEMBRA DI AVER SALUTATO NESSUNO. IL BINARIO E’ LUNGO. PROSEGUI E VEDI DI NON ROMPERMI I COGLIONI” l’inferno sono gli Altri? non so. ma di sicuro da solo sono la persona più simpatica del mondo. da solo però. lui mi conosce. se ne va ridendo. Io lo conosco e rido. affianco, uno stormo di babbuini mi stuprava le trombe d’eustachio parlando delle nottate spese nell’alcol, tra droga e figa. di vero neanche l’anima, non gli restava che la forma e con quella erano piuttosto bravi. sai come vanno certe cose, ci sono posti dove veramente la gente è speciale, persone “INTELLIGENTI”, un piacere discorrere con loro: laconicità di una bambina di 17anni. la bestemmia l’aveva preceduta dall’uscita del sottopassaggio. si, si veramente delle persone fuori dal comune, “INTELLIGENTISSIME”. ehi Descartes, vieni qui! guarda che fine la tua res cogitans! ti sei sbattuto tanto per farci credere che dio esistesse e questa ti ha appena annichilito! i camini di auschwitz tornano a fumare! niente, Renè anche il tuo dio esiste solo per loro, per l’INTELLIGENTE. l’idea di perfezione è razzista! non ti resta che entrare nel primo bar, caro Renè. di persone ne ho viste. d’intelligenti mai. nemmeno allo specchio. se vi riferite al Q.I, beh il mio l’ho venduto per il pacchetto di sigarette che mi allieta il rigurgito di queste righe. e ci ho guadagnato. non c’è niente da dire. mi state rovinando la giornata. e quella cosa senza nome, che la sera vi morde le caviglie, vi stringe il buco del culo e la gola, scippandovi il sonno…sia quella l’intelligenza? il vecchio disteso sulla panca vomita alcol e solitudine. la cosa più sensata che ho sentito sta mattina. domani mi alzo con i kyuss. il treno arriva, voi c’entrate e parte senza di me. io vi guardo dal muretto. la lezione può andare a farsi fottere.

e voi con lei.