Tentato suicidio

Autori: Chard

Realizzato il: 2007-12-25

Sono abbastanza vecchio da poter cominciare a guardarmi indietro e con cura, scegliere quali siano stati gli avvenimenti principali della mia vita. E sono anche abbastanza vecchio da cominciare a sentire il desiderio di raccontarli.

Perciò vi voglio raccontare quello che, dopo una scrematura generale, che è servita soprattutto ad eliminare fatti troppo dolorosi, ho deciso essere l’avvenimento principale, quello che mi cambiò la vita in maniera più radicale.

Comincia con me che mi sveglio sul pavimento della mia stanza, in un motel nella periferia di Chicago. Quella mattina mi svegliai più triste del solito.

Non pensate che sia perché ero steso sul pavimento, quella è una mia abitudine: quando il sonno mi coglie mi sdraio sulla prima superficie orizzontale che trovo. Anzi potrei dire che quella era una mattinata fortunata, una delle poche, in cui avevo la fortuna di ritrovarmi in camera mia. Pensate che una volta mi svegliai, o meglio fui svegliato, perfino davanti al portone del commissariato di polizia. Ma questa è un’altra storia.

Dicevo, quella mattina mi svegliai più triste del solito. Era un periodaccio. Avevo perso l’ennesimo lavoro ed ero nuovamente in bolletta. Se fosse continuato ancora per un po’, avrei dovuto decidermi a vendere la macchina. Cazzo, ci tenevo a quella macchina, anche se era ferma da ormai più di un mese, parcheggiata sotto la mia stanza.

Quella mattina il mondo non mi sembrava nemmeno più grigio, come al solito, ma mi sembrava del tutto nero. Un blocco nero, uniforme, senza nemmeno i buchi per respirare.

Non ci misi molto a prendere la decisione.

Era un pensiero accarezzato molte volte, cullato nella solitudine, prima di addormentarmi.

Quella mattina mi sembrava la mattinata giusta: dovevo farla finita.

Nonostante ci avessi pensato a lungo, non mi ero mai preoccupato del lato pratico. Così pensai velocemente a tutti i libri che avevo letto nella mia vita e a tutti i modi che i protagonisti dei più famosi drammi romanzeschi avevano scelto per morire.

Una pistola non la possedevo, e poi mi sarebbe mancato il coraggio di premere il grilletto; tagliarmi le vene in vasca da bagno, mi sembrava troppo cruento e poi l’immagine non mi piaceva.

Decisi perciò, scartata l’impiccagione, perché dolorosa e il salto dal grattacielo perché troppo splatter, di intossicarmi coi fumi di scarico della mia amata macchina.

Uscii, presi un tubo di plastica dal cantiere dietro casa e mi diressi verso la vecchia vettura impolverata. Sistemai per bene il tubo. Non c’era nessuno in giro per strada e questo mi diede coraggio. Salii in macchina e chiusi la portiera incastrando il tubo di plastica nel finestrino.

Accesi e cominciai a dare gas, dolcemente.

Mi passavano davanti le immagini di quando, dieci anni prima, con quella macchina andavo al lavoro, oppure a divertirmi. Chiusi gli occhi e, mentre il fumo cominciava ad entrare nell’abitacolo, immaginai di stare guidando sul lungomare di Los Angeles.

Mi assopii dando l’ultimo saluto a questo mondo, nel quale non avevo trovato posto.

 

Mi risvegliai quasi subito.

Cos’era successo?

“No…Finita la benzina! Non è possibile: dopo anni che penso di farla finita, finalmente oggi trovo il coraggio e va a finire così…in ridicolo…Sono un fallito, non riesco nemmeno ad ammazzarmi!”

Questi i pensieri del momento. Ma almeno non mi aveva visto nessuno.

Dopo un paio di respiri all’aria pulita, ripresi lucidità e coscienza.

Decisi di riprovarci, che quella era la giornata giusta.

Conoscevo un tizio che gestiva una pompa di benzina, pochi isolati più giù, verso est.

Decisi di provare a farmi dare un litro di benzina con la promessa che l’indomani gliel’avrei pagato. Ovviamente sapevo che l’indomani non sarei passato a saldare il debito, ma lui non lo sapeva.

Mi incamminai a passo lento giù per il marciapiedi.

Poco dopo l’incrocio con St. Gorge Street, mi ritrovai steso a terra senza riuscire a muovermi.

Una macchina rossa mi aveva centrato in pieno da dietro e mi aveva mandato lungo disteso, proprio al centro della strada.

Vidi il cielo azzurro sopra di me, e mi abbandonai all’incoscienza, convinto che fosse stata davvero una fortuna. Dopotutto volevo morire e stava succedendo davvero.

 

Niente. Nemmeno stavolta. Mi era andata male di nuovo.

Mi risvegliai per l’ennesima volta. Ero in un letto d’ospedale un po’ dolorante e un po’ intontito per i farmaci. Vicino al mio letto, seduta su una sedia di legno, una donna.

Era stata lei ad investirmi; disse arrossendo di essersi distratta un attimo e non avermi visto.

Per farla breve, quella donna mi piaceva e la invitai ad uscire non appena mi rimisi in piedi.

D’improvviso i pensieri di suicidio erano spariti.

Credo che all’inizio lei accettò l’invito perché si sentiva terribilmente in colpa, ma poi le cose cambiarono.

Siamo sposati ormai da quindici anni e da quella volta non pensai più nemmeno per un momento al suicidio, non so se perché sono felice, o se per paura di fallire ancora.