Un giorno, aspettando...

Autori: Chard

Realizzato il: 2007-11-12

Un giorno, uno dei tanti che dura la vita, me ne stavo seduto ad aspettare, niente in particolare, solo che succedesse qualcosa.

Ero seduto su una panchina, la mia panchina, a guardare l’acqua del fiume che scorreva.
Riflettevo sull’eterno divenire, su come l’acqua sembrasse sempre la stessa, ma fosse in realtà sempre diversa, ma non ero certo il primo a pensare queste cose, altri l’avevano fatto meglio prima di me.
La temperatura era mite, tutto sommato era un bell’autunno caldo e si stava bene.
Si sa, per chi vive all’aperto la temperatura è importante, bisogna starci attenti.
Così di giorno badavo bene a scaldarmi più che potevo, stando al sole, che poi la notte sarebbe stata lunga.
Gli alberi sull’argine del fiume cominciavano a perdere le foglie che solo pochi giorni prima avevo visto cambiare colore, gradualmente.
Cullato dal tepore del sole pomeridiano e ipnotizzato dal corso d’acqua, che proprio di fronte a me formava una cascatella, sulla quale era fissa la mia attenzione, mi assopii.

Allora mi ritrovai nel mio sogno ricorrente:

Vidi la casa dei miei sogni, la casa che non ho mai potuto avere e che mai potrò avere.
La sognai per bene, come sempre, in ogni angolo e dettaglio.
Mi vidi mentre attraversavo il grande cancello e mi incamminavo per il vialetto, costeggiato da alberi in fiore; mentre entravo dal portone e passavo da una stanza all’altra, in un lunghissimo “piano sequenza” d’autore.
Vedevo i mobili, i pavimenti, gli infissi, le grandi vetrate che lasciavano vedere, al di là, il curatissimo giardino.
A quel punto del sogno entravo sempre nella mia stanza preferita, la camera da letto. Vi trovavo un letto enorme e mi ci sdraiavo prendendo subito sonno; in quel momento il sogno finiva e io mi risvegliavo, prono, sulla mia panchina.

Quel giorno, uno dei tanti che dura la vita, non feci però in tempo a portare a termine il sogno. Infatti non appena nella fantasia onirica mi sedetti sull’enorme letto, sentii qualcosa toccarmi la spalla e mi ridestai.
Un piccione in volo sopra la mia testa,mi aveva cacato sulla spalla;
non era certo una cosa eccezionale, anzi accadeva spesso, ma in quel momento mi aveva interrotto nel punto migliore del sogno ed ero un po’ indispettito.
Il pensiero che anche i poveri piccioni dovevano pur cacare da qualche parte e che on era certo colpa loro se io mi trovavo propri in traiettoria, mi riportò tranquillità.

Allora mi stropicciai un po’ il viso e mi rimisi a sedere diritto.
Come se nulla fosse accaduto, e davvero nulla era accaduto, mi rimisi a guardare il fiume.
Avevo fame e niente da mangiare, ma nemmeno questa era una novità, sempre la stessa storia, ormai da tempo.
Il sole stava scendendo e la luce a poco a poco diminuiva, rendendo i contorni delle cose più indefiniti.

Tra poco si saranno accesi i lampioni del viale alle mie spalle e la piccola cascatella al centro del corso d’acqua, ritornerà illuminata e visibile.
Allora mi rimetterò a guardarla, senza riuscire a distogliere lo sguardo.
Sempre in attesa che qualcosa accada, mi riaddormenterò, contento di ritornare nel mio sogno, al caldo di quattro mura.

A quel punto un altro giorno sarà passato, per me e per tutto il resto del mondo.
Ma mentre nel mondo le cose cambiano in continuazione e anche in questo giorno, uno dei tanti che dura la vita, saranno successe cose fantastiche, per me sarà stato solo un giorno uguale agli altri, in attesa che qualcosa accada, in cui l’unica cosa diversa dal giorno prima, sarà l’acqua del fiume.